La triglia appoggiata elegante tra le zucchine mi comunica un senso di serenità. Come se, come stai sostenendo tu, mangiare fosse ciò che ci più ci conferma il nostro senso, la nostra volontà e possibilità di essere vivi. Trovo che sia un pensiero riposante, quello di riconoscere l'armonia del mondo in una verdura delicatamente disposta attorno ad alcune scaglie rosa. Ti dico che sei zen, e la cosa ti fa quasi andare di traverso un grissino. Mi mancava il tuo sorriso triste, la tua mano grande sulla testa. Tu mi dici che condividiamo una consapevolezza. Che alla fine, ciò che resta è essere vivi, e nient'altro. Mi dici molte altre cose, in questa giornata di vento, mentre la brezza muove le tende del dehor del ristorante e si ostina a voler spostare il ciuffo dalla mia fronte. Stranamente non mi sento fuori posto. Sono un pesce nel suo mare, a casa di qualcuno che sa cosa voglio dire e mi dice che non c'è bisogno che lo dica mentre sto cercando le parole. Scatti una foto dietro l'altra, ordini un parfait e una selezione di sorbetti, parli di canzoni che ti fanno piangere. Io chiudo gli occhi, ancora increduli per la sorpresa. Hai mantenuto la promessa, mi ripeto. E non c'è niente di più bello di questo mezzogiorno di sole.
Postato alle 19:54 di domenica, 21 giugno 2009


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Tra il muro e la tappezzeria, solo polvere di me.
Postato alle 14:43 di lunedì, 15 giugno 2009


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La mia tastiera è il mio specchio. Come in una magia riflette sui tasti tutto quello che scorgo seduta alla toeletta che non ho, mentre non spazzolo i capelli troppo corti. Nelle mie espressioni inquiete si riconoscono parole che sfuggono dalla punta della matita chiusa nell'astuccio, vaso di Pandora instabile e stanco. L'inchiostro nero come i miei occhi disegna punti di domanda che sulla superficie di vetro appaiono al contrario. La punta delle dita segue il contorno di pensieri racchiusi in una figura fragile come il vetro che la riflette. Le smorfie si traducono in frasi ironiche, il dolore in assenze mute. Il cuore, nascosto, non si vede.
Postato alle 19:39 di martedì, 02 giugno 2009


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La mia vità è una tela di Penelope. Qualcuno di notte la tesse, e qualcuno di giorno la disfa.
Postato alle 09:32 di lunedì, 25 maggio 2009


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Quanta gente mette i propri sogni in una valigia che poi sigilla, in attesa di un viaggio che non farà mai. Forse tutto questo stringere stipare spingere nascondere non serve. Quando il bagaglio sarà pieno, esploderà rimanendo vuoto, e noi con lui. Senza parole, e senza speranze. Credo che sia per questo che ho deciso di viaggiare spesso. Per svuotare il mio baule poco a poco. Seguo il mio gomitolo mentre lo srotolo e non mi perdo. Anche se a volte mi si para davanti una siepe, e devo tornare indietro. Senza guardare il labirinto, seguo la luna piena. Prima o poi mi troverò su un molo, da cui tuffarmi in mare aperto.
Postato alle 17:40 di domenica, 10 maggio 2009


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(Lo so che sono buonissimi, ma..)

Da quando sono bambina i dolcetti di marzapane mi fanno pensare alla mela della strega di Biancaneve.

Postato alle 22:10 di giovedì, 30 aprile 2009


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Unisco i nei del mio viso con una matita nera e mi chiedo che cosa apparirà.
Postato alle 19:42 di mercoledì, 29 aprile 2009


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Una pioggia sottile su una cerata gialla. Con questa indosso mi sento un marinaio, invece sono in campagna. Un po' di fango sugli stivali di plastica blu. Con questi ai piedi ritrovo la bambina che amava sguazzare nelle pozzanghere. Piace a tutti i bambini, chissà perchè. Scanso le lumache tutte in fila come le macchine lente nei giorni di pioggia, quelle che sembrano uscire tutte insieme in processione dai garage. Forse non sono lumache ma chiocciole, quelle che non si mangiano, ma tanto io non le mangio perchè figurati se assaggio il mio animale preferito. Un merlo mi dice qualcosa cantando. Tento un fischio di risposta che somigli a quelli che mi ha insegnato mio padre, ma temo di non aver azzeccato l'alfabeto giusto, perchè non mi risponde, mentre a lui rispondevano tutti. Ti guardo mentre sorridi tirandoti il cappuccio sulla testa, preoccupato che io non mi bagni troppo. C'è una quiete assoluta, rotta solo dai tuoi movimenti abituali che pure non stonano. Come se a te fosse concesso restare, galleggiare come un tronco in un mare di silenzio, fuori posto eppure nel posto giusto. I tuoi movimenti lenti mi fanno rivivere un'infanzia scandita da gesti misurati di mio nonno che mi spiegava come far maturare e raccogliere pomodori enormi. Non vorrei essere in un altro posto, in questa mattina di aprile. E pensare che eri preoccupato perchè pensavi di portarmi a lavorare di domenica.

Postato alle 09:22 di martedì, 28 aprile 2009


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Nelle stazioni, nelle sale di attesa degli ospedali, nei sottopassaggi, sull'autobus. La povertà avanza come acqua che filtri tra le crepe di un muro, come un esercito nemico di chi non può affrontarlo, come il silenzio davanti ad una domanda di aiuto.

                                           (comeèpossibilechenessunpoliticoabbiagliocchi?).

Postato alle 09:34 di lunedì, 20 aprile 2009


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Una volta o l'altra devo ricordarmi di chiederglielo, al mare. Perché quando cerchi le conchiglie trovi i pezzi di vetro verdi lisci lisci, e quando cerchi un vetrino trovi solo conchiglie.

Postato alle 21:40 di mercoledì, 01 aprile 2009


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